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January 13, 2019

 

Tra il 1942 e il 1944 Terezín diventò il ghetto dell'infanzia, una delle più mostruose invenzioni del nazismo. I bambini arrivavano, vi restavano un mese, tre mesi, un anno, due anni, e poi ripartivano. Fuori delle mura, al bordo di una strada c'era un palo con un indicazione stradale: una freccia con sopra scritto "Praga". Ma non era mai in quella direzione che i i ragazzi ripartivano sui convogli di camion: essi andavano sempre verso Est, verso i campi di eliminazione. Terezín era l'ultima tappa verso la morte. Andare via da Terezín in qualsiasi direzione che non fosse quella funesta imposta dalle SS, partire, fuggire non importa dove purché fosse lontano dalla desolazione del ghetto, questa era la speranza di ogni, di ogni ragazzo. (Mario de Micheli, I bambini di Terezín, 1979)

 

Il ghetto di Terezín fu un lager anomalo, dove si recitavano opere teatrali, si mettevano in scena opere, si suonavano concerti di grande livello, dove i bambini composero quelle poesie e dipinsero quei disegni e acquerelli, strazianti e straordinari, che si trovano ora in mostra al museo ebraico di Praga.  Uno degli scopi per cui era stato creato era sfatare le voci che circolavano sullo sterminio e creare un luogo destinato alla propaganda.

 

Alice Sommerova, pianista, sopravvissuta all'Olocausto e scomparsa nel 2014 all'età di 110 anni: "aiutavamo la gente ad aver speranza. Con la musica il tempo non esiste, sei trasportato in un altro mondo, come in un incantesimo. La musica è qualcosa di straordinario". 

 

Concerto nella vecchia scuola eseguito da Gideon Klein  (Anonimo)

 

Le bianche dita del sacrestano

duramente dormono su noi.

Da mezzo secolo

nessuno batteva più su quel piano.

Mai ha risuonato, credo, 

come ieri sera.

 

Fantasmi dalle mani ora dolci ora furiose!

La fronte dell'uomo era più grave del cielo 

prima del temporale

e le corde

sotto il suo peso ardente si scordavano di vibrare.

Da mezzo secolo

nessuno batteva più su quel piano.

 

Il tempo, nostro buon amico,

ha disertato la meridiana come l'ape

stanca di aver vissuto

che si dissecca alla vampa del sole.

 

Dentro i tuoi occhi chiusi, sempre,

un altro uomo è seduto al piano,

dentro i tuoi occhi chiusi egli contempla i tasti

come vene che grondano tenero sangue

sotto il bacio del coltello

mentre tu canti.

 

L'uomo di ieri aveva tagliato tutte le vene,

aveva aperto tutte le canne dell'organo

e assoldato gli uccelli per cantare,

per farli cantare.

 

Quando le bianche dita del sacrestano

duramente dormono su di noi,

curvo sul tuo modo di morire, sei come Beethoven:

la tua fronte è grave come il cielo

prima del temporale.

 

 

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